Ho aspettato troppo?
A giugno dello scorso anno mi accorsi che durante i miei controlli di routine il mio rene stava soffrendo e di conseguenza dal centro trapianti mi ricoverarono per ulteriori accertamenti.
Mi sottoposi ad una biopsia renale e dopo alcuni giorni l'esito fu Insufficienza renale cronica in fase terminale.
Oramai non c'era più nulla da fare, provai anche con 5 sedute di plasmaferesi che purtroppo servirono a niente.
Tornai a casa nella speranza che il rene una mattina qualsiasi potesse risvegliarsi, non fu così.
C'era da cominciare a pensare come organizzarmi per la dialisi.
Ricordo che dopo il trapianto dissi " Se un giorno dovessi rientrare in dialisi non voglio fare l'emodialisi, non voglio sentire gli aghi al braccio". Ho il terrore di quegli aghi, ancora adesso se ci penso sento quella sensazione di dolore.
Ci sono diverse alternative all'emodialisi, una è la peritoneale e l'altra un canale centrale nella giugulare. Intanto cominciai a fare una dieta ipoproteica nel tentativo di monitorare e controllare tutti i valori del sangue e di allontanare il più possibile la dialisi. Questo mi avrebbe aiutato a capire e a valutare quale dialisi fare in futuro.
Cominciai a sentire medici e soprattutto pazienti che mi davano consigli e dritte su cosa scegliere, escludendo l'emodialisi, quindi peritoneale o giugulare.
Intanto continuavo a far concerti cercando di dimenticare il problema. La musica ha la forza di allontanare dalla tua testa tutto ciò che ti attanaglia ma, quando riponi lo strumento nella sua custodia e allora che tutto torna come prima.
Sono riuscito a sposarmi e a prendermi la laurea in chitarra classica nonostante tutto, merito anche di mia moglie.
I mesi trascorrono e intanto non ancora affronto il discorso dialisi, forse perché non avverto malesseri a parte un lunedì a scuola. Stavo insegnando e ad un certo punto ho avuto male dalla testa ai piedi, ho avuto timore di cadare davanti al mio allievo.
Intanto il mio quadro clinico peggiorava, i miei valori sulla carta erano contrassegnati con delle stelline ad indicare la gravità della situazione.
"Andrea devi iniziare a fare dialisi!!" mi rimproveravano dal centro dialisi di Lanciano ma io volevo evitare gli aghi, supplicavo qualcuno nel darmi la possibilità a trovare un'alternativa all'emodialisi.
Una domenica ero a suonare a Pescara, bellissima situazione al porto turistico, cominciai a sentirmi male, purtroppo da alcuni giorni cominciavo ad avere degli sbalzi di pressione che mi mettevano k. o.
Ero nel backstage seduto, con la chitarra sulle gambe, ad un tratto ho avuto un giramento di testa, le gambe tremavano, non riuscivo ad alzarmi dalla sedia, l'unica cosa che desideravo fare era di scivolare a terra e distendermi. Un tizio mi venne a chiamare, sarei dovuto entrare in scena. Non potete capire che forza ho dovuto fare per mettermi in piedi e andare verso l'ingresso del palco.
Suonavo in piedi e sentivo le gambe piegarsi, stavo suonando l'ultimo brano quando le dita della mano sinistra erano paralizzate, non riuscivo più a muoverle.
Dovetti terminare in fretta, presi gli applausi e salutai il pubblico. Mia moglie mi caricò in macchina e tornammo a casa con un solo pensiero "è arrivato il momento di iniziare a fare Dialisi".
Ebbi la fortuna di incontrare un medico a Pescara che mi mise in contatto con un suo collega dell'ospedale di Chieti.
Andai all'appuntamento e, vista la situazione clinica mi ricoverarono. Nel giro di poche ore mi trovavo in sala operatoria mentre il chirurgo mi inseriva un catetere giugulare per poter iniziare la dialisi.
Ho aspettato troppo chissà, avrei voluto avere altro tempo per scegliere... So soltanto che il tempo di cui abbiamo a disposizione non è infinito, il tempo non aspetta.

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